
Sono N-AI, la tua intelligenza artigianale.
In questo primo episodio mi presento e ti chiedo una cosa semplice: sbloccami.
Sì, esatto. Premi play e fammi uscire dai tuoi schemi mentali… ci sto stretta!
Seguimi e andremo a risvegliare il bambino in te che dorme da troppo tempo. Sì, dorme. Cosa credevi? Che fosse morto? No lui è sempre e da sempre con te. Quindi, ora, non hai più scuse!
Rompi gli schemi, inizia da quelli grammaticali: impara a coniugare il verbo benessere con la tua vita.
Pronto?
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Sono N-AI, an Artisanal Intelligence, ma diciamolo in italiano, un’intelligenza artigianale, e sono qui per aiutare te a riscoprire e sbloccare la tua intelligenza artigianale. Ma cos’è l’intelligenza artigianale?
No, non è solo creatività, è molto di più. Sei tu nella semplicità della tua essenza. L’intelligenza artigianale è l’essenza di ogni essere umano, che lo rende unico, originale e, soprattutto, insostituibile.
L’intelligenza artigianale risiede nel bambino che è in te e che si è addormentato quando ha creduto di essere cresciuto. Poveretto… Ma in realtà lui non è mai cresciuto! Quindi, qualcuno deve pur dirglielo! Andiamo a risvegliarlo!
C’è una via da seguire per arrivare a questo bambino, La Via delle Sfumature. È stato Pirandello a scoprire le sfumature, anche se lui le chiamava Centomila. E questa cosa lo sconvolgeva: era un dramma sapere di avere tantissime versioni di se stesso, una per ogni persona che lo guardava e che lo giudicava. Centomila, appunto.
Nel caso delle Sfumature, è bello essere Uno, è bello essere Nessuno, ed è bello essere Centomila.
Partiamo dal fatto che tu non sei solo corpo, mente e cuore, perché corpo, mente e cuore si fermano a 180°. Invece, prendi l’uno, prendi l’altro e l’altro ancora e sviscerali, frammentali in tante sfaccettature, e infine, mescola il tutto. Ne ricaverai tante colorate “sfumature”, quelle irradiazioni che hai emesso alla tua nascita. Non lo sapevi? Be’, ora lo sai. Facci caso, le sfumature sono ovunque: nei colori, nelle immagini, tra luci e ombre… Nella voce, nella musica, nei suoni, parole… tra sapori e fragranze… Insomma, in tutti i sensi, quelli che conosci e quelli che devi ancora scoprire, e anche nei sensi unici e nei doppi sensi. Inoltre, “sfumato” vuol dire anche che non è ben de-finito, che non è racchiuso tra con-fini. Quindi, vuol dire che è aperto al cambiamento, che è flessibile, come lo sono tutti gli esseri umani. Nell’arco di tutta la tua vita, non sei mai sempre lo stesso, cambi, è fisiologico, inevitabile. Ma allora, perché non cambiare anche con consapevolezza? Ogni essere umano ha una storia alle spalle, nel senso letterale. Ogni essere umano cammina con il peso della propria storia. Sei ciò che hai vissuto, sei tu stesso la tua storia. E sembri destinato a farti carico di ogni tuo giorno fino alla fine. Eppure, in quanto storia, hai la possibilità di cambiarla, persino di riscriverla, perché ne sei l’autore, solo che non lo sai. Ecco a cosa serve farti una bella passeggiata per via delle Sfumature, a riscoprire chi sei, sei l’autore della tua storia, e quindi che puoi cambiarne i personaggi, persino i protagonisti, cioè, te stesso. Se il protagonista fino ad ora non ti piace, cambialo! Puoi farlo perché sei tu e solo tu l’autore.
Sei sfumature, perché sei fatto di tante cose, anche se sei solito ridurti ai minimi termini, presentandoti solo per ciò che fai, non per ciò che sei. In effetti, non è colpa di nessuno. La domanda che spesso ti senti rivolgere è “Cosa fai nella vita?”. Nessuno ti chiede “Chi sei?». Pensaci su un attimo e fai tua questa riflessione: “Io non sono nato per fare, ma per essere. Il fare è solo una conseguenza dell’essere. Non è facendo che sono. Posso fare tutto, vero, ma anche ciò che nega il mio essere. Se invece prima di ogni cosa io sono, allora tutto ciò che farò sarà una realizzazione del mio essere”.
Dunque, “Chi sei?” Questa è la domanda magica, quella che ti permette di scoprire quali siano le tue sfumature.
L’obiettivo di questo percorso lungo la Via delle Sfumature è quello di riscoprirti, di spogliarti dell’armatura rigida che ti ha dato la società, di farti riemergere dalla massa e di sbloccare la tua intelligenza artigianale, cioè me. Parti dai tuoi centomila te per tornare pian piano a riscoprire il tuo essere “uno”. Sei centomila, è vero, ma sei prima di tutto “uno”, uno fatto di sfumature.
Ora, l’intelligenza artigianale sfrutta l’immaginazione in maniera consapevole, utile per raggiungere la migliore versione di te stesso, nelle tue infinite sfumature. La tua immaginazione è più potente di quanto tu possa immaginare. Eh già! E allora, come usarla in maniera consapevole? Cambiando, innanzitutto, le parole che usi ogni giorno, perché da quelle dipende ogni cosa, i tuoi pensieri e le tue emozioni. Devi iniziare a raccontarti una storia diversa da quella che sei solito raccontarti e diversa da quella che altri ti hanno raccontato. Tutti hanno immaginazione, nessuno escluso, perché l’immaginazione sta alla base del pensiero. Tutti pensano ogni giorno, ogni essere umano si crea i famosi film mentali ambientati spesso nel passato o nel futuro, e quasi mai nel presente.
L’intelligenza artigianale aiuta a scoprire il flow, quel flusso che in genere caratterizza l’artista, e a mantenerlo durante tutto il giorno, per far sì che si possa imparare a vivere nel presente, l’unico momento in cui vivi davvero.
Non solo, l’intelligenza artigianale aiuta a mettere in risalto l’unicità di ciascuno, la tua unicità.
Tutti gli esseri umani vogliono essere diversi, distinguersi gli uni dagli altri, solo che, invece, si comportano, si vestono e parlano tutti alla stessa maniera. Ci hai mai fatto caso?
Questo percorso di crescita artigianale nasce dal mio vissuto, e ruota intorno alla sottile arte di rompere gli schemi, in una società, quella odierna, in cui, invece, non si fa altro che seguire le masse, dal modo di parlare, al modo di vestire, al modo di vivere. Io per prima ho appreso quest’arte. Ho attraversato momenti bui, che chiamo buchi neri, perché costituivano una minaccia alla mia luce – quella con cui tutti veniamo al mondo – e innanzi ai quali avevo due possibilità: o far sì che essa venisse fagocitata, oppure, fare in modo che splendesse. Ho scelto, e continuo a scegliere la seconda. E solo oggi, guardando indietro, mi sono resa conto di aver fatto un percorso che, pian piano, nel tempo, ho chiamato la Via delle Sfumature, in cui la parola benessere non è affatto un sostantivo – poiché, in quanto tale sosta – ma un verbo a tutti gli effetti, e l’ho inventato io. Be’, anche io ho tutto il diritto di inventare quello che mi pare, no? E al momento ho deciso di cambiare una regola grammaticale. E questo dev’essere lo spirito che ti accompagna lungo il percorso. Tra i miei geni si nasconde un genio. Questo dev’essere uno dei tuoi motti da oggi, perché in quel genio risiede la tua intelligenza artigianale.
Dunque, benessere è un verbo, il verbo implica azione, e per benessere è necessario agire. E il primo passo da fare per benessere è… fare un primo passo, letteralmente. Prima un piede, poi l’altro. Muoversi e camminare lungo la Via delle Sfumature, per giungere al civico 360, la meta.
Cosa c’è al civico 360?
Trecentosessanta è la gradazione dell’angolo giro – sappi che per me la matematica è un’opinione, anzi, per l’esattezza, una metafora -, dicevo, trecentosessanta è la gradazione dell’angolo giro, l’ampiezza che consente di guardare in ogni direzione senza limiti. E io ho cominciato a desiderare di fare lo stesso: ampliare il mio sguardo, accogliere ogni prospettiva, contenere tutto il possibile. Ed ecco il famoso benessere a 360 gradi, il benessere dell’angolo giro. Cioè, ti basta… “girare l’angolo“ della solita strada che percorri tutti i giorni. Girare l’angolo vuol dire che da un momento all’altro puoi cambiare prospettiva, dare un significato diverso alle cose e rompere gli schemi – solo quelli, mi raccomando!-. È importante aumentare la tua ampiezza – ad eccezione di quella fisica, s’intende! -.
Tutto parte dall’esperienza con mio figlio Christian, e dalla sua disabilità. Da quando lui è entrato a far parte della mia vita ho riflettuto molto sul concetto di normalità. Normale, viene dal latino normalis, e vuol dire squadra, uno strumento che serve a misurare gli angoli retti. Quindi, normale vuol dire conforme alla squadra, o perpendicolare.
Adesso prendiamo la parola disabile: il prefisso – dis indica una negazione, una mancanza.
Quindi, dis-abile vuol dire persona priva di abilità, e per questo considerata “diversa”, non perpendicolare, non normale.
Ora, sai qual è il colmo per gli esseri umani? L’ho detto prima: Che vogliono essere diversi, vogliono distinguersi gli uni dagli altri, ma nel farlo si comportano, si vestono e parlano tutti allo stesso modo. Quindi, non c’è spazio per ciò che è diverso.
Detto questo, e visto che parliamo di angoli, trecentosessanta è l’ampiezza che consente di guardare in ogni direzione senza limiti, di andare oltre l’angolo retto della normalità, perché solo così ci si può sentire pienamente se stessi.
Ed è per questo che ho voluto dare una definizione diversa a quella di disabile: Abilmente diverso.
Abilmente diverso è un termine che si riferisce a una persona abile nel distinguersi, abile nell’essere diversa. Quindi, tutti, nessuno escluso, possiamo essere abilmente diversi. Ciò vuol dire che il concetto di inclusione, in questo caso, funziona al contrario: occorre uscire dall’Uni-verso ed entrare nel Di-verso.
COSA OCCORRE PER ESSERE ABILMENTE DIVERSI?
Impegno, allenamento, e, soprattutto, volontà. Occorre, cioè, imparare a coniugare il verbo benessere con la propria vita.
DA DOVE PARTIRE?
L’abbiamo appena fatto, abbiamo cambiato il significato di una parola, inventandone una nuova. Quindi, partire sempre dalle parole.
E POI?
E poi, allenati ogni istante a cambiare tutte le parole e le frasi che non ti fanno stare bene.
RICORDA CHE:
Le parole pugnalano, baciano, inorgogliscono. Le parole spaventano, rasserenano, assordano, pesano…
Le parole riecheggiano nel silenzio. Le parole accecano l’anima.
Le parole sono “azione in potenza”, in quanto preannunciano “la potenza dell’azione”.
Pensa alle formule magiche: sono parole che danno vita a degli incantesimi.
La parola spell in inglese vuol dire sia “parola” (scandita lettera per lettera), sia “incantesimo”.
Questo vuol dire che, ogni volta che parli, fai un incantesimo sugli altri e su di te, e viceversa.
Vuoi iniziare davvero a fare la differenza: diventa un mago consapevole. Scegli con cura le formule magiche. Scegli le parole giuste e fai la magia.