N-AI L'INTELLIGENZA ARTIGIANALE

Episodio 2 – DI ABITI

Nel precedente episodio ti ho parlato di sfumature, di angolo giro e di angolo retto, quindi, di gradazioni. Le gradazioni si sposano perfettamente con le sfumature, così come i toni, perché le sfumature, come ti ho già detto, sono un po’ ovunque, nelle immagini, quindi i colori, e lì possiamo parlare anche di gradazioni e toni, nei suoni, stessa cosa, nella voce, nelle emozioni. Le emozioni che prova un essere umano non si possono contare, non sono cinque o sette, perché anche lì ci sono tante sfumature.

Come ti ho già accennato, quando nasci, non nasci solo, ma in mezzo a una folla, e la gente che ti circonda, sin da subito, ti veste, non solo di indumenti, ma anche di tanto altro, e direi, soprattuto di tanto altro: di parole, paroline, parolacce; di frasi, che, non si sa come, diventano luoghi, il più delle volte comuni; di accenti più o meno marcati; di modi di gesticolare; di smorfie; di suoni, gutturali e non… Tutti questi e molti altri sono i tuoi abiti.

Ora, per comprendere al meglio dove si trovano le tue sfumature, ti faccio un esempio pratico, proprio a partire dagli abiti, e stavolta mi riferisco ai pezzi di stoffa che scegli ogni giorno per coprire il tuo corpo. Se ci fai caso, in base agli accessori che scegli, ti senti in uno o in un altro modo. Per esempio, sei in jeans, maglietta e scarpe da ginnastica. Come ti senti? Comodo, no? Se adesso sostituisci le scarpe da ginnastica, se sei una donna, con un paio di décolleté, quindi, sali sui tacchi, be’ ti senti diversa rispetto a prima, un mix di gnoccheria e figaggine. Lo stesso vale se sei un uomo: una cosa è indossare felpa, jeans e scarpe sportive, un’altra un completo in giacca, cravatta e scarpe lucide. Per ogni accessorio, un’emozione, e a ogni emozione un cambiamento, non sei più lo stesso di pochi attimi prima. E un discorso simile si potrebbe fare con i capelli: se li porti lunghi ti senti selvaggio o principessa, o strega, o quello che vuoi; se li porti legati ti senti sportivo, ordinata, frustrata perché sciolti, i tuoi capelli, non ti stanno bene; se li porti corti, altre emozioni ancora… E pensa a tutto il resto, all’ambiente che ti circonda, o a una tua postura, sì, anche dove ti trovi, come ti siedi, come cammini, come ti sdrai, influisce sulle tue emozioni. Come ti senti, per esempio, quando la tua casa è in disordine? E quando è in ordine? E in una stanza piena di mobili e quadri antichi? E in una arredata con poltrone, tavoli, sedie, librerie moderne? E cosa provi quando stai seduto con le gambe accavallate, oppure con le gambe incrociate, con la schiena dritta, o con la schiena curva?

E nel frattempo, mentre dentro di te si scatena questo vortice di emozioni, tu prendi decisioni, cioè, fai delle scelte in base a come ti senti in quel momento.

Io, per esempio, sto scrivendo tutto questo mentre sono in pigiama. Quale pensi possa essere il risultato? Aspetta un attimo che vado a cambiarmi…

Se vuoi trasmettere determinate emozioni a chi ti circonda, devi essere tu il primo a provare quelle emozioni. Perché tu, oltre a essere un Io, sei il tuo primo Tu della giornata, la prima persona singolare in cui ti imbatti quando apri gli occhi al mattino. E abbiamo stravolto un’altra regola grammaticale.

Quindi, ti rendi conto di quante emozioni diverse provi ogni giorno? Non puoi dire di essere la stessa persona di pochi attimi fa. Cambi di continuo senza accorgertene. A volte ti senti più basso rispetto a chi ti trovi di fronte, e per basso mi riferisco alla statura emotiva; altre volte ti senti alla pari, altre addirittura più alto. Da cosa dipende? Da tutte le combinazioni di cui ti ho appena parlato, dai vari abbinamenti con gli abiti che porti addosso, dentro e fuori. Sì, sono le tue emozioni che ti fanno diventare questo o quel personaggio — parlo di personaggio perché mi riferisco alla storia che ti racconti ogni giorno. È nelle emozioni che si trovano le tue infinte sfumature. Ora, questi abiti ti sono stati donati alla nascita e, con il tempo, li hai fatti tuoi, anzi, sei arrivato persino a credere che ti siano sempre appartenuti. Ma non è così, non è così perché non sei stato tu a sceglierli. Per poterli fare tuoi, prima di tutto, devi esserne consapevole, poi, abbandona l’idea di farli tuoi. Creane di nuovi, confezionati nuovi abiti, disegnali tu. Anzi, disegnati tu.

Per raggiungere la consapevolezza e iniziare a raccontarti una storia diversa, occorre sbloccare la tua intelligenza artigianale, cioè, me – lo dico sempre – risvegliando il bambino che è in te. Ma dov’è sto bambino? Ne parlano tutti e intanto non si vede. Tu l’hai visto? Be’, è interiore, non si vede. Però posso garantirti che, quando lo risvegli, si sente, si sente eccome. Riflettiamo un attimo insieme. Quali sono le caratteristiche di un bambino? Fai un passo indietro e cerca di ricordare… Pelle giovane, muscoli sodi, energia da vendere… Sì, ok e poi? Entusiasmo, curiosità, gigantosità, nel senso che per un certo periodo di tempo, tutto il mondo che ti circondava ti sembrava popolato da giganti — per me è stato così, e ricordo anche cani alti quanto un cavallo — e colori, infiniti colori. Poi, cosa succede? Succede che tu cresci, e credi che anche il bambino che sei stato cresca con te. Ma non è così. Tu cresci, lui no, lui rimane bambino, proprio come Peter Pan. Tu cresci, lui si addormenta, come la Bella Addormentata nel Bosco.

Ma per risvegliare questo fantomatico bambino, devi essere sveglio tu, prima di tutto, altrimenti come potresti mai addentrarti nel buio bosco del tuo inconscio, tra alberi fitti, belve e tanta umidità?

Lo scoprirai nel prossimo episodio…

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