N-AI L'INTELLIGENZA ARTIGIANALE

Episodio 5 – La tua storia, il tuo viaggio, la tua libertà

“L’unico vero viaggio, l’unico bagno di giovinezza,

sarebbe non andare verso nuovi paesaggi,

ma avere altri occhi, vedere l’universo con gli occhi di un altro,

di cento altri, vedere i cento universi che ciascuno vede, che ciascuno è.”

(M. Proust)

Ogni essere umano ha una storia. Anzi, sarebbe meglio dire che ogni essere umano è storia, una storia, tuttavia, raccontata da altri.

Per farti comprendere meglio quello che voglio dire, partiamo da una premessa: quando si narra una storia, in genere, per darle una struttura, si fa riferimento al viaggio dell’eroe.

Ora, facciamo che sia Tu questo eroe, anche se ancora non lo sai. Ti trovi nel tuo mondo, il mondo ordinario, fatto di famiglia, quello in cui sei nato e cresciuto, di parenti, di compagni, di amici, della società che ti circonda. E tutta questa gente, l’abbiamo già detto, ti veste di nomi, di parole, di accenti, di odori, di colori… di abiti, da cui nascono, appunto, le abitudini. Ecco perché dico che sono gli altri a raccontarti la tua storia.

Nell’arco della tua vita accadono tante cose, ma, se ci fai caso, ce n’è sempre qualcuna che rompe il tuo equilibrio, portandoti a delle scelte: sei nella fase della chiamata all’azione. Questa è la tappa che ti permette di avere un primo contatto con la consapevolezza di te stesso, quindi, di vedere il mondo ordinario in cui vivi dal tuo punto di vista, e di scoprire che c’è molto di più, un mondo straordinario che aspetta solo di essere esplorato e raccontato: il tuo. In principio, potresti esitare, potresti voler restare dove sei, nella tua zona di comfort. Ma ormai sai – ecco la consapevolezza – che se resti, la tua storia sarà quella di sempre, sarà sempre una storia narrata con le parole di altri. A te la scelta. Sostare come fanno i sostantivi, o agire, come fanno i verbi? Facciamo che opti per la seconda: hai deciso di muoverti per andare alla scoperta di parole nuove che possano condurti nel tuo mondo straordinario.

Lungo il viaggio, forse, incontri anche qualcuno che ti supporta e ti guida, il tuo mentore, che non è necessariamente una persona (può essere anche la tua coscienza, o un libro… ).

Ed ecco che arrivano le prove. Cadrai più volte nella trappola dei cliché, degli aggettivi che ti portano a giudicare e che ti giudicano, degli stereotipi che ti frenano, perché non è semplice uscire dal mondo ordinario; ci saranno nemici – prima fra tutti la tua mente – e alleati, tra cui la tua forza di volontà. Grazie a queste nuove sfide diventerai ogni giorno più forte, fino a quando sarai in grado di eliminare tutte quelle parole che ti hanno limitato nel tempo, e di crearne di nuove, le tue, quelle che sceglierai per la tua storia…

Quando viaggio mi sento a casa. Il concetto di casa è molto soggettivo, e per me casa è il mondo, casa è movimento, gente nuova. Per me casa non ha nulla a che vedere con le radici, con il rimanere fissi in un luogo. Perché casa è libertà, talvolta libertà anche da me stessa, dai miei limiti. Quando noto che ne stando nascendo di nuovi, allora cambio, cambio luogo, inteso anche in senso metaforico. Posso benissimo vivere per anni in una determinata città, in un paese, e allo stesso tempo viaggiare. Perché io viaggio quando leggo, viaggio tra le storie che scrivo e quelle che scrivono gli altri. Viaggio ogni volta che incontro una persona, perché, come dice Proust, ogni persona è cento universi. Viaggio ogni volta che incontro degli ostacoli, perché devo giostrarmi tra di essi per comprendere quale via percorrere al fine trovare una soluzione. E una soluzione c’è sempre. Non chiedetemi di stare ferma, non potrei, non sarei me stessa. Ho sempre avuto voglia di libertà che, si badi bene, non è quella che viene intesa oggi, libertà di fare tutto quello che vuoi, di sperimentare di tutto e di più. Mi riferisco alla Libertà di essere se stessi, la vera libertà, avere cioè il potere di dire e di non dire, di dire sì o dire no. Dire di no a qualcosa vuol dire scegliere, allo stesso modo in cui si dice di sì. Il fa’ ciò che vuoi scritto sull’Auryn, ne La storia infinita, non vuol dire fa’ tutto quello che vuoi senza badare a niente e nessuno, così come l’ha interpretato Bastian, ma è un po’ come l’Ama e fa’ ciò che vuoi di Sant’Agostino. Amare, infatti, implica un prestare attenzione all’altro, un prendersi cura, un rispettare, e quindi, un saper dire di no quando è il momento, perché ripeto, dire di no è una scelta, e quando si ha la possibilità di scegliere, si è liberi. Per essere liberi occorre avere anche una certa consapevolezza di se stessi. In poche parole, occorre avere un certo grado di responsabilità. Anche qui, sembra quasi un paradosso parlare di responsabilità e libertà, come fossero due concetti opposti. Perché la libertà che ci insegnano i social consiste nel provare tutto, un dire di sì a tutto, altrimenti se non lo fai non sei figo.

Quando, invece, hai consapevolezza di te stesso riesci ad affrontare la vita in modo sereno, acquisisci una pace interiore che niente e nessuno potrà mai toglierti, perché essa dipende solo da te, si trova solo in te. E questa, per me, è libertà.

Non smetti mai di viaggiare, la vita stessa è un viaggio. Cambi spesso luogo e non te ne accorgi, e per luogo intendo te. Puoi cambiarlo anche in senso fisico, ma ciò che principalmente cambia sei tu. Tutto cambia, è un dato di fatto, lo sanno tutti, eppure, si fa fatica ad accettare un simile concetto. Ed è questa non accettazione che ti impedisce di raggiungere la consapevolezza di te stesso. Se tu accetti i tuoi cambiamenti, esteriori, interiori, i cambiamenti degli altri, della realtà che ti circonda, allora puoi fare in modo che quel cambiamento avvenga soprattutto per opera tua. Puoi sfruttarlo in tuo favore, indirizzarlo verso nuove mete che sarai tu a scegliere, altrimenti, sarai in balia del cambiamento e darai tutta la colpa alla vita, quest’essere malvagio che si diverte a prendersi gioco di te.

Un esempio di libertà responsabile o consapevole, nella letteratura fantastica è dato dalla figura di Tom Bombadil, – a tal proposito, ti consiglio di ascoltare il mio podcast Biblioteca, Fantastiche connessioni. Tom Bombadil, personaggio de Il Signore degli anelli di Tolkien, dalla sua signora, Baccador, viene definito come il Signoreil messere, ma non perché abbia questo o quel potere, o possegga dei beni. Lui è il Signore perché è libero anche da un qualsivoglia potere. Quando si dipende da qualcosa non si è liberi e, paradossalmente, avere potere è una forma di dipendenza, perché quando si possiede qualcosa si ha anche paura di perderlo. Tolkien, tramite Baccador, afferma: «Tom Bombadil è il Messere. Nessuno ha mai afferrato il vecchio Tom mentre camminava nella foresta, o mentre guadava il fiume, o mentre saltellava sulla sommità delle colline, sotto i raggi del sole o nell’oscurità. Egli non ha timore. Tom Bombadil è Signore».

Nessuno ha mai afferrato Tom, nessuno è riuscito a renderlo schiavo o dipendente da qualcosa o da qualcuno. Egli non ha timore. Anche questa è libertà, perché Tom non è schiavo della paura. Lui è un tipo allegro, oserei dire leggero come il suo cuore, in cui regna la pace. E ciò che esprime questo suo modo di essere è anche il luogo che lo circonda, la sua casa e l’ambiente circostante. Anche Frodo e i suoi compagni si sentono a casa nella casa di Tom, seppur viaggiatori di passaggio. Perché è Tom stesso casa. Sentirsi a casa non coincide con lo stare a casa. Stare a casa può anche essere pesante. Sentirsi a casa è un’emozione, stare a casa è un dato di fatto che riguarda la presenza fisica in un luogo. Quando si è liberi ci si sente a casa ovunque. Ecco perché mi sento a casa quando viaggio.

Ho menzionato Il Signore degli anelli, ma in tutti i libri c’è un viaggio. Non importa se i personaggi viaggino davvero o se la loro vita sia narrata sempre e solo in un posto. Si è comunque in viaggio, perché la storia stessa è un viaggio. Viaggio è un’unica parola per descrivere più cose, ma soprattutto una in particolare: cambiamento. Chi viaggia torna cambiato, perché si è arricchito di qualcosa che prima non aveva. Chi viaggia ha una mente sempre più aperta, e la mente stessa diventa flessibile perché si adatta alle lingue, alla cultura, ai costumi di altre menti diverse da lei.

La gente che, invece, ama le radici, rimane ferma, o meglio, viaggia comunque, ma senza rendersene conto. Ed è in questo caso che il cambiamento avviene per fattori esterni, e quindi, è il cambiamento a prendere il sopravvento sull’essere umano non consapevole. Ecco perché, poi, quest’ultimo si lamenta, usa frasi fatte, così è la vita, si tira avanti, ecc…uniformandosi con la massa, in un pensiero unico e approvato da tutti. Come quando si parla del tempo in ascensore. Non ci sono nuove frasi, ma si ripetono sempre le stesse.

Chi cambia dall’interno, invece, in quanto consapevole e, quindi, libero, riesce a cambiare anche ciò che si trova al di fuori di se stesso, il mondo che lo circonda. Niente dall’esterno può più scalfirlo, colpirlo o influenzarlo in qualche modo, anzi, avviene proprio l’esatto contrario. Si diventa Tom Bombadil, capaci di prendere l’anello, portarlo all’occhio, infilarlo al dito e rimanere così come si è, visibilmente integri e superiori a qualsiasi forza oscura. Come Tom, devi riportare alla luce la tua luce, che niente e nessuno può offuscare, né tentare o corrompere: la luce che hai portato con te quando sei venuto alla luce. Proprio quella.

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