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Episodio 7 – La terapia del fantastico

Mio figlio fa terapia quasi tutti i giorni, ma io sono dell’idea che tutti ne avremmo bisogno. Ma stacchiamoci un attimo dal concetto di terapia legato a quello di malattia.

Terapia è qualsiasi cosa ci aiuti a stare bene. Io qui la chiamo terapia del fantastico, e mi riferisco al potere terapeutico dei libri – lo so, non è una scoperta. I libri sono una fonte da cui attingere ogni giorno, perché contengono parole-cura, frasi-cura sotto forma di messaggi che ci arrivano dal presente e dal passato.

Mercoledì Addams è una “stramba, un’inetta.

Harry Potter un mago incompreso dai Babbani.

Frodo un Hobbit, piccolo e basso con i peli sui piedi.

I ragazzi di Miss Peregrine, bizzarre creature.

Peter Pan, un eterno bambino…

Tutti… diversamente abili, o forse sarebbe meglio dire “abilmente diversi”. Nei fantasy tutto è possibile, nei fantasy c’è inclusione, e non se ne parla, forse perché non è mai stata messa in dubbio al punto di doversene parlare. Nei regni fantastici tutto è normale, e se in principio non lo è, presto lo diventa. È normale volare, è normale sparire, è normale trasformarsi, è normale non essere normali.

All’inizio, queste persone vengono rifiutate dagli altri, dai Normali – i Babbani di Harry Potter, per esempio -, proprio perché diversi. La loro diversità è motivo di esclusione, di emarginazione. Ma poi, accade qualcosa che ribalta la situazione. I diversi – e coloro che gli vivono accanto, – scoprono di avere dei poteri o delle caratteristiche fuori dal comune che li rendono, appunto, tali. E così, ciò che era motivo di frustrazione diventa una ricchezza, un dono raro. Il punto debole, il limite diventa forza.

Per questo amo i fantasy e li ho sempre amati, sin dal 1986, anno in cui imparai a leggere. Poi nel 2014 arrivò Christian e fu allora che compresi l’importanza di quei romanzi. Essi mi avevano istruita, preparata alla nascita di questa creatura così particolare, una creatura fantastica.

E ancora oggi continuo a leggere – e non solo fantasy -, e a scrivere pure, e a vivere dentro le storie come non mai.

E la realtà? La realtà ha bisogno della fantasia.

“Non può esistere la fantasia senza un briciolo di realtà; non può esistere la realtà senza un pizzico di fantasia. È quel briciolo che dà sostanza; è quel pizzico che dà sapore.”

Per questa ragione, il fantastico, non è presente solo nei romanzi fantasy. Lo troviamo anche in altri generi ogni volta in cui ci imbattiamo in storie di personaggi – anche secondari o persino solo accennati – che fanno delle scelte tali da comportare grandi cambiamenti nella loro vita, rompendo così gli schemi e, di conseguenza, iniziando a vivere sopra le righe.

Ma non solo. Il fantastico è anche in quei personaggi che riescono a sorprendere gli altri, a spiazzarli con il loro modo di fare o di non fare, con il loro modo di parlare o di stare in silenzio…

Nella terapia del fantastico, rientra la LetteraCura, la letteratura che cura.

Ma terapeutica può essere davvero ogni cosa, se iniziamo a guardare la realtà che ci circonda con occhi diversi. Il fantastico non è altro che questo, tutto ciò che sta sopra le righe, fuori dal comune.

Rompere gli schemi vuol dire spiazzare te stesso e gli altri, cambiando una o più abitudini, modi di fare e modi di dire, sostituendo le parole che sei solito usare ogni giorno con altre, nuove, anche inventate… Vuol dire scegliere di girare l’angolo e guardare tutto da un’altra prospettiva, ricordi? Rompere gli schemi è un’arte, quella della semplicità, perché la semplicità spiazza, sempre.

Per te è complicato semplificarti la vita, tanto quanto è semplice complicartela. Sei artista in questo. Allora, devi apprendere l’arte opposta, quella della semplicità.

Come dicevo, tutto è terapia: la danza, il canto, la scrittura, i libri, l’arte in tutte le sue forme. E ancora: guardare l’alba o un tramonto, fare sport, stare in buona compagnia, mangiare cibi deliziosi…

Sono cose che fai già, ma se gli attribuisci il ruolo di “terapia”, vedrai tutto sotto un’altra ottica e benesarai… Ricordati, benessere non è un sostantivo, ma un verbo: io benesono, quindi, tu benesei…

Anche attività noiose come lavare piatti, spolverare, rimettere a posto, fare la spesa… , o persino relazioni che consideri tossiche o in generale, negative, possono essere terapeutiche. Sì, anche un fallimento può essere terapeutico, perché ti spinge a cambiare, a cercare un modo per uscirne, per rialzarti. E allora un’esperienza negativa diventa opportunità. Per questo dico che tutto, ma proprio tutto, può essere terapia.

Ma cos ‘è la terapia? Non è altro che allenamento, esercizio. Quindi, occorre allenarsi a rompere gli schemi, a cercare gli angoli da “girare”… Ma per farlo, è necessario sbloccare qualcosa che ti impedisce di vivere pienamente l’unico momento eterno hai, il presente: sto parlando della creatività, della fantasia, dell’immaginazione di cui tutti sono in possesso, anche chi crede il contrario. Ma te ne parlerò in un altro episodio.

Successivamente, una volta che ci si allena in maniera costante, rompere gli schemi diventerà non un’abitudine, ma un abito che hai scelto tu e che indosserai ogni giorno. Allora la terapia si trasformerà in yoga, lo Spell yoga, lo yoga degli incantesimi — ricordati che spell vuol dire sia parola, sia incantesimo. Perché yoga? Perché il corpo è come un’agenda che memorizza ogni tua singola emozione. E, tra l’altro, il corpo è il tuo essere materia nel presente, è il ponte tra la tua realtà e il presente (ricorda che realtà e presente non sono la stessa cosa).

In genere, si parte sempre dall’allenamento fisico e, spesso, ci si ferma a quello. Ne La Via delle Sfumature, invece, avviene tutto il contrario, proprio per rompere ogni schema anche in questo campo. Cambiando il linguaggio e iniziando a raccontarti una storia diversa, cambiano le tue emozioni, perché queste non giungeranno più da eventi a te esterni, ma sarai tu a crearle. Come sai, il corpo subisce la gravità e ha bisogno di essere allenato per non cadere giù, ma questo principio vale anche per i pensieri e le emozioni. Anche questi sono fortemente influenzati dalla gravità, per questo motivo vanno anch’essi rassodati, ed è per questo che necessitano di un allenamento costante che li mantenga su: pensieri alti ed emozioni elevate. Pian piano, costruirai una mente Alta che si contrappone alla mente Bassa.

Finora, hai sempre sentito parlare del verbo rassodare come riferito unicamente a muscoli, gambe, braccia, glutei…

Ma cosa vuol dire rassodare? Andiamo subito… al sodo – eh be’!. Rassodare vuol dire applicare una forza opposta a quella di gravità al fine di mantenere su, rendere sode, non le uova, ma le parti del corpo sulle quali viene applicata questa forza.

Bene. Ma, come abbiamo visto, non è solo il corpo a essere soggetto alla forza di gravità. Non esiste solo il lato B da rassodare, ma anche il lato C, il lato D e tutto l’alfabeto, eh già, e questo comprende i pensieri, e di conseguenza le emozioni, perché anche questi tendono a cedere alla forza di gravità. Questo vuol dire che, proprio come accade per il corpo, se non alleni pensieri ed emozioni, avrai pensieri flaccidi, pieni di cellulite, emozioni fuori forma, che ti portano poi al lamento costante, meglio conosciuto — solo da me — come inestetismo emozionale.

Rassodare pensieri ed emozioni vuol dire tonificarli. La parola tonificare ne contiene in sé un’altra: tono. Tono ha a che fare sia con le immagini (pensiamo ai colori), sia con i suoni e, quindi, con la voce e con le parole. E come dice Michael Ende, quando si trova il tono giusto per una storia, diventa una storia vera. E su questo ci torneremo a breve.

Come possiamo tonificare i pensieri, e perché è importante?

Perché dai tuoi pensieri dipendono le tue emozioni.

È vero, la maggior parte delle emozioni sembra provenire dall’esterno, da immagini, da suoni, dalle parole che altri dicono… Ma ho detto sembra. In realtà filtrano sempre attraverso la tua mente. Ah, la mente — quella bassa, intendo —, questa sconosciuta che sembra conosciuta e invece, non lo è. E il bello è che il segreto sta proprio nel suo contrario: la non-mente, o Mente Alta.

È per questo che occorre rassodare i pensieri flaccidi, renderli agili e forti, perché ti permetteranno di aprire gli occhi nell’unico momento in cui esisti: ora. E, bada bene, ora non coincide con oggi, perché l’oggi è fatto di tanti momenti passati (per esempio: poco fa), e futuri (fra poco). Ora, invece, è l’istante eterno. Lo so, è un ossimoro: l’istante è effimero, dura pochissimi secondi, se non meno, mentre eterno indica qualcosa che dura per sempre. Ed è questo il punto: nessuno crede più nel per sempre, perché quando si pensa a questa parola, si pensa all’intera durata di una vita, e addirittura, anche oltre. No! Troppo lunga! Se, invece, ognuno, ogni essere umano sapesse che per sempre è ora e basta, be’, forse le cose andrebbero in maniera diversa.

L’essenziale è invisibile agli occhi, diceva A. De Saint – Exupery, e aveva ragione. Essenziale ha un triplo significato: essenziale è ciò che è importante, ciò che è indispensabile. Essenziale è anche ciò che è semplice. Infine, essenziale ha a che fare con l’Essenza. Ora, tutto ciò che è essenziale, inteso in questi suoi tre significati, è invisibile agli occhi. Perché, essendo gli esseri umani artisti nel complicarsi la vita, non sono in grado di vedere la semplicità.

È alla semplicità che devi allenarti, all’essenziale, all’invisibile.

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