Ma vi rendete conto che ci sono persone che vanno ancora in giro con le mascherine? Ma dico io, si può? Sì, si può, perché tra queste ci sono anch’io. Ora, è vero che la nostra Costituzione – ve la ricordate, si? Quella carta lunga – non la carta igienica – l’altra, quella che ha stampati su circa 140 articoli. Quella! -. Ecco, se non erro, elenca tutta una serie di libertà, grazie alle quali si potrebbe dire che il nostro sia un Paese libero. Si potrebbe… sulla carta, appunto. Nella realtà, non mi sembra che le cose vadano proprio così. Ora, non voglio stare qui ad analizzare tuuuutti i vasti campi per cui la libertà, più che un diritto, sembrerebbe un premio che ti devi guadagnare se rispondi a certi requisiti, tra cui, il possedere denaro, molto denaro – e forse credo sia l’unico requisito -. Disquisirò – che bello questo verbo, non lo uso mai, ma è proprio… squisito – disquisirò, dicevo, solo sull’uso della mascherina.
A tal proposito, non mi sembra che risulti scritto da qualche parte che io debba avere l’obbligo di giustificare il fatto di indossarne una, ma, per come stanno le cose, lo farò, e solo perché ciò sarà un mezzo per mettere in risalto un altro aspetto importante, che è la causa per cui in realtà la libertà non esiste, o esiste solo in parte.
Dunque, noto che, camminando per strada all’aria aperta con la mascherina, la gente non fa altro che guardarmi. C’è sicuramente chi pensa che io sia terrorizzata dal Covid oppure da altri virus sconosciuti che magari potrebbero esplodere da un momento all’altro. Ordunque, se così fosse, secondo i principi di libertà, sarei comunque libera di continuare a indossarla, anche se, chi mi conosce, sa perfettamente che io sono ben lontana da Ipocondricity e anche da Ansicity. Ma fa niente. Poi c’è chi addirittura chi si avvicina per chiedermi come mai la indossi. In genere, è chi teme che io possa circolare con il Covid addosso. Eh, sì, c’è sempre la tendenza ad associare la mascherina al Covid, lo so, ma il fatto è che uno potrebbe indossarla anche per altre ragioni. Ebbene, sì. Credetemi, è così, ci sono anche altri motivi, non lo sapevate? Be’, ora lo sapete! Per esempio, c’è chi – tipo me, una a caso – non tollera l’aria inquinata – e Milano è al primo posto in classifica per questo – e ogni anno, da marzo a maggio, si vede posseduto da una brutta tosse, per cui la convivenza con quest’ultima non è che sia proprio il massimo. Ma ci potrebbe anche essere chi la indossa per tutelarsi, al fine di proteggere qualche familiare che ha seri problemi respiratori, o altre malattie. Insomma, chi la indossa, sappiate che si sta sacrificando per amore, verso se stesso o verso altri.

Detto ciò, è lo sguardo della gente che dovrebbe cambiare per far sì che la libertà di indossare la mascherina, possa essere rispettata. Ecco l’aspetto importante a cui mi riferivo e che costituisce la causa della lesione costante della libertà: il giudizio. Oggi è per la mascherina, fra due minuti sarà per un paio di scarpe, fra tre minuti sarà per come quello porta i capelli, fra cinque minuti sarà per come gesticola quella lì… Insomma, ogni cosa è oggetto di giudizio. Ma la storia che sta dietro quella scelta, chi la conosce? Nessuno. Ed è necessario raccontarla ogni volta? No. La risposta, l’unica, è: rispetto, stop. Rispetta chi sceglie di essere diverso da te. Punto.