

Questa è un’opera di Neil Mendoza, che rappresenta un’esplorazione surreale del linguaggio e della nostra relazione con le macchine.
Io ci ho visto una relazione tra esseri umani.
Uno parla, lanciando le parole (il corno sulla sinistra), un altro ascolta (corno sulla destra).
Le parole possono avere tre destinazioni: possono centrare l’altro corno (l’orecchio dell’interlocutore) e quindi essere recepite, possono finire sul piede sospeso in alto che, con un calcio, le farà tornare indietro – questo l’ho interpretato come un rifiuto, quindi incomprensione tra i due soggetti – , oppure terminare con indifferenza alle spalle dell’interlocutore – accade quando non si presta ascolto -.
In questi due ultimi casi, le parole si perdono, andando a mescolarsi con tutte quelle che hanno fatto la stessa fine.
Per “fare centro” con le parole occorre un giusto equilibrio di variabili. Tono, volume, pause, intenzioni, gesti, sguardi, e poi ancora, ambiente, abiti, colori, luci…
Insomma, sintonizzarsi con l’altro, con il suo cuore, con i suoi cervelli, con le sue emozioni, scegliendo con cura le parole.
Mantra: (inspira ed espira) Scelgo con cura le parole