
In questo triste pomeriggio piovigginoso ho letto vecchi appunti di lezioni militari ed ero già stufo dopo un’ora e mezza. Ho apportato dei ritocchi alla lingua delle fate che ho inventato per migliorarla. Spesso mi viene voglia di lavorarci, ma me lo proibisco perché, anche se mi piace tanto, mi sembra un’occupazione così pazza!
Questo scrive Tolkien a Edith, colei che sarebbe diventata sua moglie. Lui definisce Occupazione così pazza il dedicarsi a un’attività di fantasia, la lingua delle fate, che lo appassiona certamente di più di vecchi appunti di lezioni militari. E addirittura arriva a proibirsene proprio perché si tratta di un’attività pazza. Perché sarebbe più giusto ( per la società) vivere nella noia che nasce dal fare il proprio dovere piuttosto che vivere nella pazzia di un’occupazione che nasce dall’immaginazione.
E questa occupazione così pazza ha dato vita a un capolavoro: Il Signore degli anelli, in cui la parola follia, con significato positivo o negativo in base al contesto, è spesso presente.
Disperazione o follia?
«La disperazione è solo per coloro che vedono la fine senza dubbio possibile. Non è il nostro caso. È saggezza riconoscere la necessità quando tutte le altre vie sono state soppesate, benché possa sembrare follia a chi si appiglia a false speranze. Ebbene, che la follia sia il nostro manto, un velo dinanzi agli occhi del Nemico! Egli è molto saggio, e soppesa ogni cosa con estrema accuratezza sulla bilancia della sua malvagità. Ma l’unica misura che conosce è il desiderio, desiderio di potere, ed egli giudica tutti i cuori alla stessa stregua. La sua mente non accetterebbe mai il pensiero che qualcuno possa rifiutare il tanto bramato potere, o che, possedendo l’Anello, voglia distruggerlo. Questa dev’esser dunque la nostra mira se vogliamo confondere i suoi calcoli».
Che la follia sia il nostro manto! Follia, in questo caso, è qualcosa che non può essere concepito come accettabile dalla mente. Il Nemico, che ragiona solo in virtù del desiderio di potere, non potrebbe mai pensare che qualcuno possa rifiutare un simile potere, o che voglia distruggere l’Anello, lo strumento che rende potente chi lo possiede.
Ma follia è anche fare qualcosa che rompa gli schemi, che spiazzi l’avversario, che confonda i suoi calcoli. È una strategia così semplice che la mente del Nemico non è neppure in grado di concepire. È la semplicità a spiazzare, sempre. Semplice, ma mai banale.
La follia di Boromir
«È pura follia non adoperarlo, non adoperare il potere del Nemico per lottare contro di lui».
«E ci ordinano di gettare via l’Anello!», gridò. «Non dico distruggerlo, che sarebbe probabilmente un bene, se la ragione ci consentisse di sperarvi. Ma lungi da ciò, l’unico piano che ci viene proposto, è di mandare un Mezzuomo inerme dritto a Mordor, offrendo al Nemico la migliore opportunità d’impadronirsi da sé dell’Anello. Follia!
«È per colpa della tua follia che il Nemico ci sconfiggerà», urlò Boromir.
Alzandosi si passò una mano sugli occhi, asciugandosi le lacrime. «Che ho detto?», gridò. «Cosa ho fatto? Frodo, Frodo!», chiamò ripetutamente. «Torna! Sono stato colto da una crisi di follia, ma ora è passata. Torna!».
Follia, per Boromir è la missione di Frodo, che sta andando a gettarsi tra le mani della morte. Pura follia è non adoperare l’Anello. Follia dare al Nemico la migliore opportunità di impadronirsi da sé dell’Anello. E follia è la crisi di cui Boromir dice di esser stato colto, quando torna in sé pentito per aver reagito contro Frodo. Il suo bel viso amichevole era deformato dalla rabbia; un fuoco infuriava nei suoi occhi… Per qualche tempo rimase immobile, come fulminato dalla propria maledizione; poi scoppiò improvvisamente in lacrime.
Sintomi – in alcuni personaggi solo accennati – che riscontriamo, con maggiore o minore intensità, anche in altri personaggi che si imbattono nell’Anello – si pensi all’aspetto e alle reazioni di Gollum, o alla rabbia di Bilbo quando viene invitato a rinunciare all’anello -. Ma non necessariamente l’anello deve essere indossato per produrre i suoi effetti. Infatti, ne basta anche solo la vista per andare fuori di testa, seppur per pochi attimi.
La tentazione dell’Anello: Gandalf e Galadriel
Gandalf e l’Anello
«No!», gridò Gandalf, saltando in piedi. «Con quel potere, il mio diventerebbe troppo grande e troppo terribile. E su di me l’Anello acquisterebbe un potere ancor più spaventoso e diabolico». I suoi occhi lanciarono fiamme ed il suo viso fu illuminato da un fuoco interno. «Non mi tentare! Non desidero eguagliare l’Oscuro Signore. Se il mio cuore lo desidera, è solo per pietà, pietà per i deboli, e bisogno di forza per compiere il bene. Ma non mi tentare! Non oso prenderlo, nemmeno per custodirlo senza adoperarlo. Il desiderio sarebbe troppo irresistibile per le mie forze. Ne avrei tanto bisogno: grandi pericoli mi attendono!».
Galadriel e l’Anello
«…Non nego che il mio cuore ha a lungo desiderato chiederti quel che ora mi offri. Per molti e molti anni ho ponderato ciò che avrei fatto se il Grande Anello fosse venuto nelle mie mani, e meraviglia! esso si trova ora a portata di mano. Il male creato tanto tempo addietro avanza in mille modi, sia che Sauron resista, sia ch’egli crolli. Non sarebbe forse stata una nobile impresa da accreditare a codesto Anello, se l’avessi tolto al mio ospite con la forza o col timore?
Ed ora infine giunge a me. Tu mi daresti l’Anello di tua iniziativa! Al posto dell’Oscuro Signore vuoi mettere una Regina. Ed io non sarò oscura, ma bella e terribile come la Mattina e la Notte! Splendida come il Mare ed il Sole e la Neve sulla Montagna! Temuta come i Fulmini e la Tempesta! Più forte delle fondamenta della terra. Tutti mi ameranno, disperandosi! ».
Levò in alto una mano, e l’anello che portava irradiò una gran luce che illuminava solo lei, lasciando tutto il resto al buio. In piedi innanzi a Frodo pareva adesso immensamente alta, e il fascino della sua bellezza era insostenibile. Ma poi lasciò ricadere il braccio, e la luce scomparve, e improvvisamente rise, e si rimpicciolì: tornò ad essere un’esile donna elfica, vestita di semplice bianco, dalla dolce voce morbida e triste.
«Ho superato la prova», disse. «Perderò i miei poteri, e me ne andrò all’Ovest, e rimarrò Galadriel».
Entrambi, Gandalf e Galadriel, sono due figure importanti nella storia, perché incarnano la saggezza, e al contempo la forza e il coraggio, infondendoli a chi ne ha bisogno. Loro rappresentano il Bene, e sono già due figure potenti.
Analizziamo la reazione dei due innanzi all’anello che viene offerto loro da Frodo.
Lo Hobbit dice a Gandalf: «Tu sei saggio e potente, prendilo tu l’Anello!».
A Galadriel dice: «Io ti darò l’Unico Anello, se me lo domandi. È una faccenda di gran lunga troppo importante per essere affidata a me».
In entrambi i casi, Frodo afferma di non essere all’altezza della missione,riconoscendo in Gandalf e, poi, in Galadriel, coloro che invece potrebbero essere in grado di portarla a termine. Così offre loro l’Anello. Frodo confida nella loro potenza, cosa che a lui manca e che lo rende fragile. Eppure, quella stessa potenza è ciò che, invece, renderebbe fragili Gandalf e Galadriel, se solo si azzardassero a indossare l’anello.
Esaminiamo, innanzitutto, la reazione fisica dei due. All’invito di Frodo, Gandalf grida e scatta in piedi.
Galadriel alza in alto una mano, e l’anello che porta (Nenya, l’Anello di Adamant) irradia una grande luce che illumina solo lei, lasciando tutto il resto al buio, e lei diventa immensamente alta. Stiamo assistendo in anteprima agli effetti che l’Anello avrebbe su Galadriel: verrebbe illuminata solo lei, in tutta la sua grandezza, ma il resto rimarrebbe nell’oscurità, nonostante lei affermi che non sarà oscura.
In secondo luogo, entrambi giustificano il loro desiderio in nome del bene:
Non desidero eguagliare l’Oscuro Signore. Se il mo cuore lo desidera, è solo per pietà, pietà per i deboli, e bisogno di forza per compiere il bene. (Gandalf).
Al posto dell’Oscuro Signore vuoi mettere una Regina. Ed io non sarò oscura, ma bella e terribile come la Mattina e la Notte! Splendida come il Mare ed il Sole e la Neve sulla Montagna! Temuta come i Fulmini e la Tempesta! Più forte delle fondamenta terra. Tutti mi ameranno, disperandosi! (Galadriel).
Gandalf e Galadriel, però, riescono a resistere alla tentazione, non cedono alla follia cui li condurrebbe l’Anello. Gandalf conforta Frodo, dicendogli che gli starà accanto, che lo sosterrà. Galadriel, invece, torna a essere un’esile donna elfica dalla voce dolce e triste. E rimarrò Galadriel, dice, perché è consapevole che se indossasse l’Anello non sarebbe più lei, non sarebbe più se stessa.
Accettarsi e riconoscere il Male, la Follia, prima ancora di farne esperienza. Questa è saggezza, Gandalf e Galadriel riescono a rompere lo schema della tentazione. Così facendo, mostrano a Frodo la loro potenza, che non è quella che lui aveva immaginato. Ancora una volta la semplicità spiazza, rompe gli schemi: qui la loro forza scaturisce dall’umiltà attraverso cui si riconoscono fragili.