DIZIONE
Questo corso è stato ideato come supporto per i manuali e i corsi di dizione. L’obiettivo è quello di renderti più semplice lo studio, in particolare la memorizzazione delle regole e delle eccezioni. Tieni presente che ciò che deve stare alla base di qualsiasi tipo di studio è la motivazione. Ho ideato questo corso perché, partendo sia dalla mia esperienza personale, sia da quella come insegnante, la dizione non si studia né si apprende con i metodi “classici”. I metodi classici richiedono lo studio della teoria, da ripetere al fine di memorizzarla, per poi passare alla pratica. Nella dizione, teoria e pratica vanno di pari passo, soprattutto perché, più che imparare a memoria, e quindi ripetere le regole e le loro eccezioni, dovrai ripetere i nuovi suoni che la tua voce produce, o meglio, dovrai allenare il tuo orecchio ad ascoltare la tua voce che pronuncia suoni diversi rispetto a quelli appresi in precedenza, in modo tale che questi nuovi suoni diventino “familiari” al tuo udito. Apprendere la dizione italiana vuol dire rompere gli schemi!
Quando si parla di comunicazione ci si riferisce a un rapporto, una relazione: ci sono io, ci sei tu, ci possono essere altri… insomma, c’è reciprocità. Che comunichiamo tutti i giorni e in tanti modi è un dato di fatto, lo facciamo da quando abbiamo imparato a parlare. E ci siamo riusciti memorizzando ogni giorno di più, i suoni delle persone che ci circondavano. È una cosa istintiva, che avviene quasi in maniera naturale. Io parlo, tu parli, egli parla… parliamo e straparliamo e sparliamo, non è così?
Bene, quindi, tu parli, l’altro ti capisce. Parli italiano, e l’altro ti capisce, se parla anche lui italiano. E ti capisce anche se parli con la cadenza dialettale della tua città. Quindi, se l’altro ti capisce che ti importa imparare a parlare con la corretta pronuncia italiana? A niente! L’altro mi capisce, punto. Magari, parlo veloce e mi mangio le parole, oppure ci sono alcune consonanti che faccio fatica a pronunciare… ma comunque l’altro, bene o male, mi capisce. Questo vuol dire accontentarsi. “ Chi si accontenta gode”, ma non è vero!. Accontentarsi, ci fa restare in una posizione di stasi, di inerzia. Eppure, tutti – nessuno escluso – ci offendiamo se ci dicono che siamo pigri, perché tutti abbiamo la naturale tendenza ad allontanare da noi paure, difficoltà e anche limiti. Fa parte dell’essere umani voler essere migliori, belli. Abbiamo detto che comunichiamo tutti i giorni e gli altri ci capiscono. E quando comunichi con te, ti capisci? Ne sei sicuro? Parliamo di continuo con noi stessi, senza nemmeno accorgercene. Lo facciamo mentalmente e, alcuni, prendi me, per esempio, anche ad alta voce. Il pensiero è costante, continuo, una voce che non smette mai di parlare. Una voce che viene dal tuo istinto, un flusso di coscienza, un fiume in piena, che spesso, anzi, spessissimo non si riesce a controllare, a contenere. Contenere. Il nostro obiettivo è quello di contenere il flusso di pensieri, nel senso di imparare a gestirlo. Si chiama monologo parlare senza la presenza di un interlocutore. Non c’è nessuno che risponde, ed è quello che ci accade quando parliamo con noi stessi. Riempiamo le giornate di monologhi e di film mentali, siamo dei grandi registi, perché ogni parola, come si sa, evoca un’immagine. Quindi grandi registi di film mentali, e trattiamo tutti i generi! Monologo, quindi. Che differenza c’è con il dialogo?
Be’ sì, la presenza di un’altra persona, che risponde a ciò che noi affermiamo o domandiamo. Ma per rispondere, occorre… ascoltare e poi rispondere. Quando noi parliamo con noi stessi, nei nostri monologhi, ci ascoltiamo? Prestiamo attenzione a quello che diciamo nel pensiero mentale o nel pensiero a voce alta? No, quindi manca l’ascolto, l’ascolto di noi stessi, e senza ascolto non possiamo nemmeno darci una risposta, quindi non possiamo interloquire con noi stessi. Oggi esistono tante discipline che ti insegnano ad ascoltare il corpo, a interloquire in vari modi con te stesso, magari sei anche bravo ad ascoltare il cuore, quando devi fare delle scelte. E la tua voce, le tue parole, i suoni che escono dalla tua bocca, li ascolti? Oppure quando premi sul play di un messaggio vocale che hai inviato, subito lo blocchi perché non ti piace ciò che senti, ciò che ascolti? La voce, la tua voce, non è solo timbro. “Eh, ma purtroppo non sono nato con un bella voce”. Può darsi che sembri così, ma nelmondo della voce, si di dice che “non esistono brutte voci, solo voci non educate”. Educare la voce è quello che puoi fare, allenandola come fai con il corpo, perché non dimenticare che la voce fa parte del tuo corpo, e non solo. È ciò che unisce il tuo corpo con il tuo pensiero e con la tua essenza. La voce ti caratterizza e “dice” molto su di te. Oggi cerchiamo tutti di raggiungere la migliore versione di noi stessi. E “parlare bene” fa parte di questo percorso. Alleniamo il corpo, alleniamo la mente, alleniamo persino i muscoli facciali, alleniamo le nostre emozioni. Alleniamo tutte le sfumature di cui siamo fatti. Allora perché non allenare anche i suoni che emettiamo quotidianamente? Questi suoni esprimono tutto il nostro essere!
Come dico sempre io:
“Applicando le regole della (Ad) Dizione si verifica una Sottrazione di timidezza, una Moltiplicazione di autostima, e una con–Divisione di emozioni. Cambiando l’ordine dei fattori e degli addendi, il risultato cambia eccome!”
Dunque, per raggiungere la migliore versione di te stesso, dal punto di vista di voce e dizione, come ho detto, devi trasformare il monologo con te stesso in dialogo, imparando ad ascoltarti. Per pronunciare bene le tue stesse parole, devi imparare ad ascoltarle, ad ascoltare la tua voce. Hai appreso a parlare ascoltando gli altri, le persone che ti circondavano. Ora, è arrivato il momento di imparare a parlare “bene” ascoltando te stesso.
Per info: laviadellesfumature@gmail.com